Digitale Terrestre: l’asta torna di nuovo a rischio?

Torna a rischio, per l’ennesima volta, l’asta a pagamento del Governo per assegnare le frequenze del Digitale Terrestre.

In preparazione ci sarebbe, nell’ambito del nuovo codice delle Comunicazioni approvato dal Governo stesso nei giorni scorsi, un regalo almeno per quanto riguarda Mediaset: una frequenza di quelle neutrali, cioè utilizzabili con più tecnologie. Sì, perché il Biscione la sta già utilizzando attualmente, così come avviene per Rai e H3G, in maniera gratuita e col vantaggio, rispetto ai due concorrenti, di una copertura totale del territorio nazionale, senza alcun genere di interferenza.

Come potrebbe cambiare lo scenario del Digitale Terrestre in Italia?

Vedendosi assegnata questa frequenza, le emittenti principali del Bel Paese raggiungerebbero il limite massimo di frequenze da detenere. Salterebbe l’asta, al massimo la Rai, la cui frequenza risulta inutilizzabile, potrebbe richiederne una migliore.

Il Governo ha già in programma un’asta per canali a 700 MHz, la cui stima d’incasso sarebbe sugli 1.2 miliardi di euro. Questa operazione è prevista per l’estate prossima, col prossimo passo costituito da un decreto, per poi passare la palla all’Autorità garante delle Comunicazioni, per le regole dell’asta, comunque da fare in accordo con la Commissione Europea. Il bottino complessivo è dieci frequenze, di cui quattro andrebbero assegnate alle emittenti televisive solo a breve termine, visto che nuove regole internazionali impongono di renderle disponibili anche per la banda larga mobile dal 2015.

Tutto questo annulla il Beauty Contest, ovvero l’assegnazione gratuita delle frequenze. Se non fosse per i ricorsi presentati da Mediaset ed Europa 7.

“Europa 7, Telecom Italia Media e le tv locali potrebbero aver diritto a ricevere frequenze direttamente, senza passare dall’asta. Si sanerebbero così alcune irregolarità causate da decisioni del precedente Governo in materia di spettro radio”, ha spiegato su Repubblica il professor Antonio Sassano, docente all’università La Sapienza e tra i massimi esperti di frequenze in Italia. “E non è finita: visto che Romani non ha fatto il coordinamento internazionale per le frequenze 700 MHz, è molto probabile che in alcune regioni le emittenti non riusciranno a utilizzarle bene: subiranno interferenze causate dai Paesi vicini”, conclude lo stesso Sassano.

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